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Festa dei "Giudei"
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101.jpg (23872 byte)Non tutti i giorni sono uguali per visitare S. Fratello. Nella Settimana Santa, infatti, in questo paese già per molti aspetti singolare, avviene qualcosa di assolutamente unico e straordinario: la festa dei Giudei. Eclatante e trasgressiva, ogni anno essa ripete, in un difficile compromesso con la sensibilità cristiana, le feste dionisiache di prima-vera, esaltanti l'eros, lo spirito orgiastico, l'energia vitale che la natura sprigiona nel tempo della sua rinascita annuale. Mentre il mondo cristiano è in lutto per la passione e morte di Cristo, le strade di S. Fratello sono pervase dall'agitazione collettiva e dalla più sfrenata allegria. Centinaia di uomini mascherati, vestiti di colori sgargianti, che si figurano uccisori di Cristo, mettono a soqqua-dro il paese, concedendosi le sfrenatezze e le licenze del più permissi-vo carnevale. Fra scoppi di squilli di tromba, canti licenziosi e gesti di intendimento erotico, percorrono a nugoli vicoli, piazze, strade; chias-sosi assaltano botteghe, abitazioni, orti, mentre il vino scorre a fiumi. Il momento culminante della festa è il Venerdì Santo, quando la popo-lazione porta in processione l'imponente Crocifisso ligneo seicentesco (della scuola di Fra Umile di Petralia), che le donne seguono in gra-maglie, avvolte in scialli neri, intonando lamenti e mortorii. A questo punto i Giudei si radunano a sciami intorno al corteo e l'intensa carica emotiva accumulata nella lunga attesa, esasperata da tre giorni di eb-brezza e esaltata dalla trasgressione, divampa come un incendio. Essi assaltano il corteo e trasformano la celebrazione di quello che nella visione cristiana è il momento più luttuoso e penitente in una esplosio-ne di danze, piroette, appostamenti, canti, squilli di tromba, colori e fragori. Per tutto il tempo che dura la processione San Fratello è un solo allegro frastuono. Gli ingredienti delle feste dionisiache ci sono tutti: il vino, l'eros, la danza, gli atteggiamenti orgiastici ed eccessivi. Nel costume la coda e le scarpe di lana caprina fanno evidente riferimento all'aspetto dei satiri, creature devote a Dioniso. Questi elementi convivono - con esiti incredibili - con la festa cristiana della Passione di Cristo, a documen-tare la convivenza nei secoli della tarda antichità, nella stessa comuni-tà, di una componente cristiana e una componente pagana. La prima sempre più maggioritaria e repressiva, la seconda sempre più minorita-ria e trasgressiva. Il cristianesimo - scrive Nietzsche - diede da bere la cicuta a Eros, ma Eros non ne morì, si trasformò in vizio". Così il piacere diventò peccato e Dioniso il Diavolo.

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I cristiani, ovviamente, all'affermarsi della loro religione, cercarono in tutti i modi di impedire la festa dio-nisiaca, che i pagani continuavano a celebrare nello stesso periodo dell'anno, con il solo risultato, però, di esaltarne la componente tra-sgressiva. Fu così che i satiri (non ancora diventati Giudei) indossarono la maschera, la quale, oltre ad assicurare l'anonimato, assai bene si prestava a quel rimescolamento dell'identità che è la possessione dionisiaca. Non solo, ma vi aggiunsero un sarcastico sberleffo. Di fronte alla impossibilità di reprimere quei satiri sfrenati in preda alla possessione, si cercò, in un secondo momento di 'addomesticarli', inserendoli nella Sacra Rappresentazione come espressione del negati-vo su cui alla fine il bene trionfa, come avvenne per esempio per la festa dei Diavoli a Prizzi. Attraverso questo passaggio i satiri di Dio-niso diventarono Giudei (cioè soldati romani uccisori di Cristo) e il loro costume si modificò con l'aggiunta degli elmi galeati. Ma - come inorridito osservava il Pitrè - essi non interpretavano, bensì imperso-navano compiaciuti la parte dei Giudei! Dopo gli ultimi tentativi di repressione operati durante il fascismo, la festa si ripete ancora, trasgressiva e assordante, come evento paga-no, che il cristianesimo non è riuscito né a reprimere né a fagocitare.

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La festa del "Muzzuni"

muzzuni.jpg (20496 byte) Fu solo a partire dal IX secolo che il cristianesimo si radicò profondamente nei cuori e nelle menti degli abitanti dei Nebrodi, allorché in queste contrade irte di rocche e fortezze si concentrò per quasi ses-sant'anni la resistenza cristiana contro l'avanzata dell'islam. Prima del-la conquista araba una cristianizzazione c'era pur stata, ma si era af-fermata assai lentamente, tra resistenze di varia natura, più come im-posizione ideologica, che come scelta interiore e collettiva dell'in-tero corpo sociale. Basti pensare che ancora alla fine del VI secolo d.C. l'autorità ecclesiastica si vedeva costretta a ricorrere alle maniere forti per "convincere" i nostri contadini e i nostri pastori della superiorità del messaggio cristiano. Ne fa testimonianza una lettera di papa Gre-gorio Magno, che nel 593 comunicava al vescovo di Tindari Eutichio che, facendo seguito alle sue (di Eutichio) sollecitazioni, aveva richie-sto la collaborazione della autorità bizantina (praetor), per estirpare i pagani che, grazie alla protezione dei "potentes" latifondisti, persiste-vano nell'idolatria nelle campagne della sua diocesi. Una dimostrazione indiretta di quanto la religione antica fu dura a morire la si può riscontrare anche nelle tracce evidenti di paganesimo, che ancor oggi permeano alcune feste religiose dei Nebrodi. E in nes-suna di esse l'impronta pagana e così evidente come nella festa del Muzzuni, che si celebra nel solstizio d'estate ad Alcara li Fusi, in coin-cidenza con i festeggiamenti in onore di S. Giovanni Battista. In vari angoli del paese vengono predisposti degli altari con al cen-tro il muzzuni, consistente in una brocca o bottiglia mozzata, adornata con ori, gioielli e fazzoletti di seta, dalla quale zampillano spighe di grano e giovani steli di garofano e lavanda. Gli altari sono addobbati con coloratissimi tappeti locali (le pizzare), vasi di fiori, lavuri e rica-mi. In un clima di festa e allegria intorno al "muzzuni" si cantano in vernacolo canzoni di soggetto amoroso (spesso di tenore erotico-scherzoso), si mangiano dolci preparati in casa, si combinano fidan-zamenti, si stringono comparanze. I preti ovviamente non sono presen-ti. In questa festa troviamo riproposti, all'interno di una tenue cornice cristiana, i riti pagani di propiziazione della fecondità della terra e del raccolto agricolo, che nell'antichità si celebravano in occasione delle Dionisie agresti (dicembre-gennaio) e delle feste dedicate ad Adone (giugno-luglio), al sopraggiungere della stagione estiva e del nuovo raccolto. Adone era una divinità largamente venerata nel mondo antico. Se-condo la forma più semplice del mito, egli era nato dall'amore ince-stuoso di Mirra per il padre. Per la sua straordinaria bellezza si inva-ghirono di lui Afrodite e Persefone, dea sotterranea, che se lo contese-ro, finché Zeus non decise che Adone avrebbe trascorso un terzo del-l'anno con Persefone, un terzo con Afrodite, un terzo a suo piacimento. Ovviamente il giovane dio decise di passare con Afrodite anche i gior-ni a lui personalmente concessi. Per questa ragione annualmente, a primavera, Adone lasciava il regno sotterraneo di Persefone, per rina-scere alla vita, personificando in tal modo il senso della morte e della rinascita della vegetazione. Il suo culto - espressione della visione ci-clica dell'esperienza umana e della vita cosmica, tipica delle società agricole - si esprimeva attraverso il rito della falloforia e della prepa-razione dei giardini di Adone, da parte delle giovani donne cui era ca-ro il dio. La falloforia consisteva nella processione del fallo, ovvio simbolo della fecondità, di cui il muzzuni è una evidente trasposizione. In maniera altrettanto evidente i lavuri, che le giovani donne preparano nei giorni della festa e depongono sugli altari adorni di ori e ricami intorno al muzzuni, sono una derivazione dei giardini di Adone di el-lenica ascendenza, che simboleggiavano i campi di grano.

 

Altre feste Religiose

Ma la festa dei Giudei non è la sola a presentare motivi di inte-res-se etno-antropologico. Per l'antichità della storia di questa terra e per il naturale conservatorismo dei comportamenti religiosi, in almeno una dozzina tra le feste dei Nebrodi si sono potute sedimentare e con-servare impensabili stratificazioni di cultura religiosa popolare, che ne fanno eventi folklorici di pro-fondo significato storico e culturale. Le feste pagane. In taluni casi si tratta di vere e proprie feste pagane, appena dissimulate dalla cornice cristiana, come la festa dei Giudei, che si svolge nella Settimana Santa a S. Fratel-lo, o la festa del Muzzuni, che si celebra ad Alcara li Fusi nel solstizio d'estate in coincidenza della festa di S. Giovanni Batti-sta. Più di frequente gli elementi pagani si sono frammisti a quelli cristiani, determinando un complesso originale di com-portamenti rituali, come avviene nella fe-sta di S. Sebastiano a Tortorici o in quella di S. Giacomo a Capizzi. A Tortorici sono parte integrante del ciclo di festeggiamenti dedicati a S. Sebastiano la processione dell'alloro (la domenica che precede il 20 gennaio) e la processione dei Nudi, che si svolge in due riprese il 20 gennaio e l'ottava successiva. Vestiti di bianco, ebbri e scalzi, i 32 "nudi" gestiscono in proprio il simulacro del Santo (senza, cioè, l'intervento del clero), portandolo in proces-sione per le vie del paese e facendolo "danzare" prima di ricon-segnarlo in chiesa. A Capizzi la festa di S. Giacomo culmina il 26 luglio, in un clima di esaltazione collettiva, con l'abbattimento della parete di una piccola casa, con la vara del Santo (pesante circa 3 tonnella-te e sostenuta da cento e più portatori) usata in guisa di ariete. La tradizione popolare vuole che al posto della modesta costruzione si trovasse anticamente un tempietto dedicato alla dea Cibele, distrutto dal Santo per testimoniare la vittoria della religione cristiana sul paganesimo. Ma alcuni studiosi nello sfondamento del muro vedono una trasposizione delle falloforie greche, celebrate per propiziare la fertilità. Dalla riuscita dell'operazione, infatti, il popolo si attende l'abbondanza del raccolto e l'esaudimento delle grazie richieste. Le feste di espiazione. Non meno suggestive sono le feste di espiazione che si celebrano nella Settimana Santa. In esse sono presenti toni e accenti di religiosità medioevale, a cui la contro-riforma ha successivamente conferito aspetti di teatralità. A S. Marco d'Alunzio l'ultimo venerdì di marzo si celebra la festa del Crocifisso, che in origine era la festa del Venerdì Santo secondo il calendario ortodosso. Si tratta di un vero e proprio rito di espiazione collettiva in cui 33 Babaluti, incappucciati in tuniche viola, portano in processione il bel Crocifisso ligneo seicentesco della scuola di Fra' Umile da Petralia, mentre i fedeli incessantemente ripetono "Signore per misericordia perdonate-ci". A Militello la popolazione partecipa coralmente alla proces-sione del Venerdì Santo, in un'atmosfera pervasa di misticismo, resa ancor più suggestiva dalla presenza delle Maddalene vestite a lutto. Degni di nota sono anche i riti della Settimana Santa, che si celebrano a Bronte, Randazzo, Galati, Longi, Montalbano, S. Piero Patti, Mistretta. I pellegrinaggi. Interessanti esempi di religiosità popolare sono anche i pellegrinaggi. Nei Nebrodi se ne svolgono cinque e sono tutti riferibili a culti risalenti al periodo bizantino. Il pelle-grinaggio alla Madonna del Tindari si svolge il 7 e l'8 settembre. Il pellegrinaggio a S. Calogero la notte del 19 agosto. Il pellegri-naggio al santuario del Letto Santo a S. Stefano Camastra la se-conda domenica di settembre. Quello della Madonna della La-vina il 7 e l'8 di agosto. Meno affollato, ma non meno sentito, infine, il pellegrinaggio alla chiesetta delle Tre Verginelle, sper-duta fra i pascoli dell'Acquasanta in comune di Tortorici, ha luogo l'8 agosto. Le feste del Patrono. In tutti i paesi del Nebrodi, comunque, le feste dedicate ai rispettivi santi patroni riescono ancora a mobilitare le masse popolari e a costituire momenti di forte coinvolgimento collettivo. Quasi tutte si svolgono in estate e può essere piacevole per il turista respirarne l'atmosfera.

 

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Anche in estate il "Parco dei Nebrodi" emana tutto il suo fascino, fatto di splendidi paesaggi e magiche suggestioni. Il verde intenso dei boschi si alterna all'azzurro di piccoli laghi e nelle frequenti radure gli animali pascolano indisturbati come da duemila anni a questa parte; il paesaggio, già bello di per sé, è impreziosito dalla maestosità dell'Etna ancora innevata che si erge a Sud, ed a nord dal profilo delle isole di Eolo che si stagliano nel mare del mito. IL Parco d'Amare

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