Non
tutti i giorni sono uguali per visitare S. Fratello. Nella Settimana
Santa, infatti, in questo paese già per molti aspetti singolare,
avviene qualcosa di assolutamente unico e straordinario: la festa
dei Giudei. Eclatante e trasgressiva, ogni anno essa ripete, in
un difficile compromesso con la sensibilità cristiana, le feste
dionisiache di prima-vera, esaltanti l'eros, lo spirito orgiastico,
l'energia vitale che la natura sprigiona nel tempo della sua rinascita
annuale. Mentre il mondo cristiano è in lutto per la passione e
morte di Cristo, le strade di S. Fratello sono pervase dall'agitazione
collettiva e dalla più sfrenata allegria. Centinaia di uomini mascherati,
vestiti di colori sgargianti, che si figurano uccisori di Cristo,
mettono a soqqua-dro il paese, concedendosi le sfrenatezze e le
licenze del più permissi-vo carnevale. Fra scoppi di squilli di
tromba, canti licenziosi e gesti di intendimento erotico, percorrono
a nugoli vicoli, piazze, strade; chias-sosi assaltano botteghe,
abitazioni, orti, mentre il vino scorre a fiumi. Il momento culminante
della festa è il Venerdì Santo, quando la popo-lazione porta in
processione l'imponente Crocifisso ligneo seicentesco (della scuola
di Fra Umile di Petralia), che le donne seguono in gra-maglie, avvolte
in scialli neri, intonando lamenti e mortorii. A questo punto i
Giudei si radunano a sciami intorno al corteo e l'intensa carica
emotiva accumulata nella lunga attesa, esasperata da tre giorni
di eb-brezza e esaltata dalla trasgressione, divampa come un incendio.
Essi assaltano il corteo e trasformano la celebrazione di quello
che nella visione cristiana è il momento più luttuoso e penitente
in una esplosio-ne di danze, piroette, appostamenti, canti, squilli
di tromba, colori e fragori. Per tutto il tempo che dura la processione
San Fratello è un solo allegro frastuono. Gli ingredienti delle
feste dionisiache ci sono tutti: il vino, l'eros, la danza, gli
atteggiamenti orgiastici ed eccessivi. Nel costume la coda e le
scarpe di lana caprina fanno evidente riferimento all'aspetto dei
satiri, creature devote a Dioniso. Questi elementi convivono - con
esiti incredibili - con la festa cristiana della Passione di Cristo,
a documen-tare la convivenza nei secoli della tarda antichità, nella
stessa comuni-tà, di una componente cristiana e una componente pagana.
La prima sempre più maggioritaria e repressiva, la seconda sempre
più minorita-ria e trasgressiva. Il cristianesimo - scrive Nietzsche
- diede da bere la cicuta a Eros, ma Eros non ne morì, si trasformò
in vizio". Così il piacere diventò peccato e Dioniso il Diavolo.
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I cristiani, ovviamente, all'affermarsi
della loro religione, cercarono in tutti i modi di impedire la festa
dio-nisiaca, che i pagani continuavano a celebrare nello stesso
periodo dell'anno, con il solo risultato, però, di esaltarne la
componente tra-sgressiva. Fu così che i satiri (non ancora diventati
Giudei) indossarono la maschera, la quale, oltre ad assicurare l'anonimato,
assai bene si prestava a quel rimescolamento dell'identità che è
la possessione dionisiaca. Non solo, ma vi aggiunsero un sarcastico
sberleffo. Di fronte alla impossibilità di reprimere quei satiri
sfrenati in preda alla possessione, si cercò, in un secondo momento
di 'addomesticarli', inserendoli nella Sacra Rappresentazione come
espressione del negati-vo su cui alla fine il bene trionfa, come
avvenne per esempio per la festa dei Diavoli a Prizzi. Attraverso
questo passaggio i satiri di Dio-niso diventarono Giudei (cioè soldati
romani uccisori di Cristo) e il loro costume si modificò con l'aggiunta
degli elmi galeati. Ma - come inorridito osservava il Pitrè - essi
non interpretavano, bensì imperso-navano compiaciuti la parte dei
Giudei! Dopo gli ultimi tentativi di repressione operati durante
il fascismo, la festa si ripete ancora, trasgressiva e assordante,
come evento paga-no, che il cristianesimo non è riuscito né a reprimere
né a fagocitare.
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La festa del
"Muzzuni"
Fu solo a partire dal IX secolo che il cristianesimo si
radicò profondamente nei cuori e nelle menti degli abitanti dei
Nebrodi, allorché in queste contrade irte di rocche e fortezze si
concentrò per quasi ses-sant'anni la resistenza cristiana contro
l'avanzata dell'islam. Prima del-la conquista araba una cristianizzazione
c'era pur stata, ma si era af-fermata assai lentamente, tra resistenze
di varia natura, più come im-posizione ideologica, che come scelta
interiore e collettiva dell'in-tero corpo sociale. Basti pensare
che ancora alla fine del VI secolo d.C. l'autorità ecclesiastica
si vedeva costretta a ricorrere alle maniere forti per "convincere"
i nostri contadini e i nostri pastori della superiorità del messaggio
cristiano. Ne fa testimonianza una lettera di papa Gre-gorio Magno,
che nel 593 comunicava al vescovo di Tindari Eutichio che, facendo
seguito alle sue (di Eutichio) sollecitazioni, aveva richie-sto
la collaborazione della autorità bizantina (praetor), per estirpare
i pagani che, grazie alla protezione dei "potentes" latifondisti,
persiste-vano nell'idolatria nelle campagne della sua diocesi. Una
dimostrazione indiretta di quanto la religione antica fu dura a
morire la si può riscontrare anche nelle tracce evidenti di paganesimo,
che ancor oggi permeano alcune feste religiose dei Nebrodi. E in
nes-suna di esse l'impronta pagana e così evidente come nella festa
del Muzzuni, che si celebra nel solstizio d'estate ad Alcara li
Fusi, in coin-cidenza con i festeggiamenti in onore di S. Giovanni
Battista. In vari angoli del paese vengono predisposti degli altari
con al cen-tro il muzzuni, consistente in una brocca o bottiglia
mozzata, adornata con ori, gioielli e fazzoletti di seta, dalla
quale zampillano spighe di grano e giovani steli di garofano e lavanda.
Gli altari sono addobbati con coloratissimi tappeti locali (le pizzare),
vasi di fiori, lavuri e rica-mi. In un clima di festa e allegria
intorno al "muzzuni" si cantano in vernacolo canzoni di
soggetto amoroso (spesso di tenore erotico-scherzoso), si mangiano
dolci preparati in casa, si combinano fidan-zamenti, si stringono
comparanze. I preti ovviamente non sono presen-ti. In questa festa
troviamo riproposti, all'interno di una tenue cornice cristiana,
i riti pagani di propiziazione della fecondità della terra e del
raccolto agricolo, che nell'antichità si celebravano in occasione
delle Dionisie agresti (dicembre-gennaio) e delle feste dedicate
ad Adone (giugno-luglio), al sopraggiungere della stagione estiva
e del nuovo raccolto. Adone era una divinità largamente venerata
nel mondo antico. Se-condo la forma più semplice del mito, egli
era nato dall'amore ince-stuoso di Mirra per il padre. Per la sua
straordinaria bellezza si inva-ghirono di lui Afrodite e Persefone,
dea sotterranea, che se lo contese-ro, finché Zeus non decise che
Adone avrebbe trascorso un terzo del-l'anno con Persefone, un terzo
con Afrodite, un terzo a suo piacimento. Ovviamente il giovane dio
decise di passare con Afrodite anche i gior-ni a lui personalmente
concessi. Per questa ragione annualmente, a primavera, Adone lasciava
il regno sotterraneo di Persefone, per rina-scere alla vita, personificando
in tal modo il senso della morte e della rinascita della vegetazione.
Il suo culto - espressione della visione ci-clica dell'esperienza
umana e della vita cosmica, tipica delle società agricole - si esprimeva
attraverso il rito della falloforia e della prepa-razione dei giardini
di Adone, da parte delle giovani donne cui era ca-ro il dio. La
falloforia consisteva nella processione del fallo, ovvio simbolo
della fecondità, di cui il muzzuni è una evidente trasposizione.
In maniera altrettanto evidente i lavuri, che le giovani donne preparano
nei giorni della festa e depongono sugli altari adorni di ori e
ricami intorno al muzzuni, sono una derivazione dei giardini di
Adone di el-lenica ascendenza, che simboleggiavano i campi di grano.
Altre
feste Religiose
Ma la
festa dei Giudei non è la sola a presentare motivi di inte-res-se
etno-antropologico. Per l'antichità della storia di questa terra
e per il naturale conservatorismo dei comportamenti religiosi, in
almeno una dozzina tra le feste dei Nebrodi si sono potute sedimentare
e con-servare impensabili stratificazioni di cultura religiosa popolare,
che ne fanno eventi folklorici di pro-fondo significato storico
e culturale. Le feste pagane. In taluni casi si tratta di vere e
proprie feste pagane, appena dissimulate dalla cornice cristiana,
come la festa dei Giudei, che si svolge nella Settimana Santa a
S. Fratel-lo, o la festa del Muzzuni, che si celebra ad Alcara li
Fusi nel solstizio d'estate in coincidenza della festa di S. Giovanni
Batti-sta. Più di frequente gli elementi pagani si sono frammisti
a quelli cristiani, determinando un complesso originale di com-portamenti
rituali, come avviene nella fe-sta di S. Sebastiano a Tortorici
o in quella di S. Giacomo a Capizzi. A Tortorici sono parte integrante
del ciclo di festeggiamenti dedicati a S. Sebastiano la processione
dell'alloro (la domenica che precede il 20 gennaio) e la processione
dei Nudi, che si svolge in due riprese il 20 gennaio e l'ottava
successiva. Vestiti di bianco, ebbri e scalzi, i 32 "nudi"
gestiscono in proprio il simulacro del Santo (senza, cioè, l'intervento
del clero), portandolo in proces-sione per le vie del paese e facendolo
"danzare" prima di ricon-segnarlo in chiesa. A Capizzi
la festa di S. Giacomo culmina il 26 luglio, in un clima di esaltazione
collettiva, con l'abbattimento della parete di una piccola casa,
con la vara del Santo (pesante circa 3 tonnella-te e sostenuta da
cento e più portatori) usata in guisa di ariete. La tradizione popolare
vuole che al posto della modesta costruzione si trovasse anticamente
un tempietto dedicato alla dea Cibele, distrutto dal Santo per testimoniare
la vittoria della religione cristiana sul paganesimo. Ma alcuni
studiosi nello sfondamento del muro vedono una trasposizione delle
falloforie greche, celebrate per propiziare la fertilità. Dalla
riuscita dell'operazione, infatti, il popolo si attende l'abbondanza
del raccolto e l'esaudimento delle grazie richieste. Le feste di
espiazione. Non meno suggestive sono le feste di espiazione che
si celebrano nella Settimana Santa. In esse sono presenti toni e
accenti di religiosità medioevale, a cui la contro-riforma ha successivamente
conferito aspetti di teatralità. A S. Marco d'Alunzio l'ultimo venerdì
di marzo si celebra la festa del Crocifisso, che in origine era
la festa del Venerdì Santo secondo il calendario ortodosso. Si tratta
di un vero e proprio rito di espiazione collettiva in cui 33 Babaluti,
incappucciati in tuniche viola, portano in processione il bel Crocifisso
ligneo seicentesco della scuola di Fra' Umile da Petralia, mentre
i fedeli incessantemente ripetono "Signore per misericordia
perdonate-ci". A Militello la popolazione partecipa coralmente
alla proces-sione del Venerdì Santo, in un'atmosfera pervasa di
misticismo, resa ancor più suggestiva dalla presenza delle Maddalene
vestite a lutto. Degni di nota sono anche i riti della Settimana
Santa, che si celebrano a Bronte, Randazzo, Galati, Longi, Montalbano,
S. Piero Patti, Mistretta. I pellegrinaggi. Interessanti esempi
di religiosità popolare sono anche i pellegrinaggi. Nei Nebrodi
se ne svolgono cinque e sono tutti riferibili a culti risalenti
al periodo bizantino. Il pelle-grinaggio alla Madonna del Tindari
si svolge il 7 e l'8 settembre. Il pellegrinaggio a S. Calogero
la notte del 19 agosto. Il pellegri-naggio al santuario del Letto
Santo a S. Stefano Camastra la se-conda domenica di settembre. Quello
della Madonna della La-vina il 7 e l'8 di agosto. Meno affollato,
ma non meno sentito, infine, il pellegrinaggio alla chiesetta delle
Tre Verginelle, sper-duta fra i pascoli dell'Acquasanta in comune
di Tortorici, ha luogo l'8 agosto. Le feste del Patrono. In tutti
i paesi del Nebrodi, comunque, le feste dedicate ai rispettivi santi
patroni riescono ancora a mobilitare le masse popolari e a costituire
momenti di forte coinvolgimento collettivo. Quasi tutte si svolgono
in estate e può essere piacevole per il turista respirarne l'atmosfera.
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IL
Parco d'Amare
Anche
in estate il "Parco dei Nebrodi" emana tutto il suo fascino,
fatto di splendidi paesaggi e magiche suggestioni. Il verde intenso
dei boschi si alterna all'azzurro di piccoli laghi e nelle frequenti
radure gli animali pascolano indisturbati come da duemila anni a
questa parte; il paesaggio, già bello di per sé, è impreziosito
dalla maestosità dell'Etna ancora innevata che si erge a Sud, ed
a nord dal profilo delle isole di Eolo che si stagliano nel mare
del mito.
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Isole
Eolie
Escursioni
e visite guidate alle Isole Eolie: Lipari, Vulcano, Salina, Panarea,
Stromboli a portata di mano.
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Aree
Protette e Siti Archeologici
Escursioni in aree protette, visite in siti archeologici
e centri storici.
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