E' una terra antica questa che gli uomini
un tempo condividevano con gli dei. E' il mare di Eolo quello
che bagna le spiagge dei Nebrodi. E queste spiagge il "signore
dei venti" assegnò ad Agatirno, quando divise il suo
impero marittimo fra i suoi sei figli. In che tempo avvenne
deduciamo dai versi di Omero, in cui si dice che essi vivevano
nel palazzo del padre, ma erano già "nel fiore degli
anni", quando Ulisse fu ospite alla corte di Eolo ed
ebbe in dono l'otre dei venti per proseguire il viaggio. E
che dire dei monti che da questo litorale in breve spazio
si elevano ai 1.847 metri di Monte Soro, ancor oggi coperti
di pascoli e di boschi, che un tempo erano abitati da Artemide
(dea della caccia), abitate da ninfe, satiri e pastori-poeti.
Su questi monti - secondo il mito - in un boschetto di alloro
sarebbe nato Dafni, figlio di una ninfa del luogo. Egli crebbe
allevato dalle ninfe, pascolando con cura mandrie numerose
di buoi. Dotato di una straordinaria inclinazione naturale
per la melodia inventò il componimento e il canto bucolico.
Se il versante settentrionale dei Nebrodi si affaccia sul
mare di Eolo, quello meridionale è segnato dalla incombente
presenza dell'Etna, prodigio di natura, fucina di elementi,
dimora di dei e titani, sorta di Olimpo infernale. C'è un
paese alle falde del vulcano che porta il nome di Bronte,
il ciclope-titano figlio di Urano e di Gela. Il paese di Adrano
deriva il suo nome dal dio-fabbro dei Siculi (l'Efesto dei
Greci) che aveva nel vulcano la fucina.
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"Nebrodi
sono quei monti celebrati, i quali son chiamati Erei da Diodoro
Siculo nel quinto libro. (...) Di essi - scrive Diodoro -
si dice che per la bellezza della loro natura siano particolarmente
adatti al rilassamento estivo e al diletto; vi sono infatti
molte sorgenti straordinarie per la dolcezza delle acque e
sono pieni di alberi di ogni tipo. Vi è anche una quantità
di enormi querce, che portano un frutto di grandezza eccezzionale,
il doppio di quello prodotto in altre regioni. Vi crescono
inoltre, spontanei, alcuni frutti che altrove sono coltivati,
vi si produce molta vite e una gran quantità di mele. (...).
In questa regione, dovè una meravigliosa convalle e
un boschetto dedicato alle ninfe, raccontano che nascesse
colui che ha nome Dafni, figlio di Ermes e di una ninfa, così
chiamato per la quantità di alloro (daphne) che lì vi cresceva.
Allevato dalle ninfe e in possesso di mandrie numerosissime
di buoi, ne aveva grandissima cura: per questa ragione era
chiamato bucolo (bovaro). Dotato di straordinaria inclinazione
naturale per la melodia, inventò il componimento e il canto
bucolico (...). Raccontano che Dafni andasse a caccia con
Artemide, servendo la dea in un modo che le era gradito, e
che la deliziasse con lo zufolo e il canto bucolico".
Diodoro
Siculo, Biblioteca Storica, IV, 84, Citato da T. Fazello,
De Rebus Siculis, 1, X, 4.
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IL
Parco d'Amare
Anche
in estate il "Parco dei Nebrodi" emana tutto il suo fascino,
fatto di splendidi paesaggi e magiche suggestioni. Il verde intenso
dei boschi si alterna all'azzurro di piccoli laghi e nelle frequenti
radure gli animali pascolano indisturbati come da duemila anni a
questa parte; il paesaggio, già bello di per sé, è impreziosito
dalla maestosità dell'Etna ancora innevata che si erge a Sud, ed
a nord dal profilo delle isole di Eolo che si stagliano nel mare
del mito.
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