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Il
paesaggio montano dei Nebrodi è punteggiato di umili manufatti edilizi,
legati all'uso agricolo e pastorale del territorio: rifugi di pastori,
mulini ad acqua, abitazioni rurali, casali abbandonati, masserie
... . Il garbo, la semplicità, lambientazione di queste architetture
le rende spesso presenze pittoresche, che ancor più ingentiliscono
paesaggio. Riteniamo perciò utile segnalare al turista alcune di
esse, più facilmente raggiungibili utilizzando la viabilità esistente.
Architetture
pastorali.
Ininterrottamente
da almeno quattro millenni leconomia pastorale caratterizza
la presenza dell'uomo su questo territorio. Nellantichità
greco-romana i Nebrodi erano considerati lArcadia della Sicilia.
Non a caso Dafni, iniziatore del canto bucolico, viene dal mito
fatto nascere in una convalle di queste montagne. E sebbene i manufatti
edilizi esistenti non si possano materialmente far risalire ad epoche
veramente lontane, esse presentano larcaicità senza tempo
delle forme che si ripetono uguali dalla notte della preistoria.
Un complesso di grande interesse, anche per lottimo stato
di conservazione, è quello delle "mànniri di Stidda",
che si trovano tra l'abitato di Alcara e la strapiombante parete
del Crasto, circondate da globulari cespugli di euforbia dendroide.
Si tratta di rifugi con annesso recinto per animali, costruiti con
pietra a secco rinvenuta sul posto e copertura a tegole. Notevoli
sono anche i "pagghiari di Mulisi", un agglomerato di
rifugi circolari, costruiti con pietre a secco e copertura a cuspide
di frasche di ginestra, del tutto simili a capanne preistoriche
che si trovano nel comune di Galati Mamertino. Un insediamento pastorale
può essere considerato il casale di Mulè. Situato sulla sponda del
torrente omonimo sulla strada provinciale che collega Longi a Galati,
è formato da un pugno di modeste casette composte da due ambienti
sovrapposti: un piano terra destinato agli animali; un piano superiore,
destinato ad abitazione, che si raggiunge tramite una scala esterna
appoggiata a un arco a tutto sesto. Abbandonato all'inizio del secolo
dai suoi abitanti emigrati nei quattro punti del mondo, invaso da
fichi dIndia, per la perfetta coerenza della tipologia edilizia
e il contesto paesistico in cui si trova calato si presenta assai
pittoresco. Nel comune di Raccuia, sulla strada che conduce a Floresta,
una contrada significativamente denominata Bucolica (bukolos in
greco vuol dire bovaro), consta di una serie di caratteristiche
abitazioni pastorali, con annessi recinti per animali. La zona circostante,
ricadente nei comuni di Raccuia, Ucria e Floresta, è costellata
inoltre di "cubuli", piccole costruzioni quadrangolari
di un solo vano in pietrame a secco, con una porta d'ingresso "monumentale",
composta da blocchi squadrati sormontati da un architrave, e la
copertura in forma di cupola, fatta con lastre di pietra (chiappi),
disposte in forma di tholos. La più monumentale tra queste architetture
pastorali è la mànnira del Gesuittu, quella costruita
dai giganti, ai margini del bosco di Malabotta, sulla
strada che da Polverello conduce a Tripi, appena superato il primo
bivio per Montalbano. Il rifugio, ricavato chiudendo con muratura
in pietra a secco un anfratto di roccia, realizza una esteticamente
perfetta simbiosi tra artificiale e naturale. Il grande recinto
è formato da blocchi quasi isodomi, appartenuti probabilmente a
un edificio antico esistente sul posto. Rifugi di pastori, comunque,
si incontrano un po' dovunque, sicché è abbastanza facile scorgerli
perfino lungo le strade di grande percorrenza, come quelli che si
vedono sulla Statale 116 nelle vicinanze di Floresta.
Mulini
ad acqua.
Relativamente
frequenti, anche se in gran parte sono andati perduti negli ultimi
decenni, sono i mulini idraulici, che dal medioevo arabo fino a
non molto tempo addietro costellavano le nostre fiumare. Numerosi
erano nella fiumara di Naso (Edrisi ne fece menzione già nel XII
secolo); undici nel solo comune di Ucria, quasi tutti purtroppo
ormai ridotti allo stato di rudere. Tra quelli meglio conservati
e più facilmente accessibili, se ne incontra uno sulla strada che
collega Due Fiumare con Tortorici; uno sulla strada fra Due Fiumare
e Galati ; uno sulla strada provinciale fra Longi e Galati , non
lontano dal casale di Mulè, uno sulla strada fra Raccuia e Sinagra.
In ottimo stato di conservazione è quello che si vede ad Alcara,
proprio nel un ruscello accanto alla fontana di Piano Abate.
Masserie.
Architetture più complesse sono le masserie. Molto
bella quella ottocentesca di monte Colla, fra Randazzo e Floresta.
Interessantissima, ma un po fuori mano, quella di S. Pancrazio
nella valle del Furiano, a circa 5 km da S. Fratello, in prossimità
della Azienda Agrituristica Case Mamma. In essa si trova inglobata
la piccola chiesa del monastero basiliano di S. Pancrazio, ristrutturato
dal Conte Ruggero verso la fine dell'XI secolo e abitato da monaci
benedettini fino al XVI secolo. Di impatto monumentale è la cinquecentesca
masseria fortificata di Piano Croce, sulla sponda destra della fiumara
di S. Angelo.
Opifici.
Sulla strada che da Longi conduce a Stazzone e Pado
si incontra, affacciata sulla fiumara, una struttura che fu un tempo
un opificio del lino. A Mirto, a valle dellabitato, si trovano
i ruderi di una filanda. A Patti Marina è stata di recente restaurata
una vecchia fornace. Ben poco rimane della casa della tonnara di
S. Giorgio, la cui ottocentesca struttura è stata in parte demolita
in parte inglobata in un residence di seconde case.
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